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domenica 18 marzo 2012


Dalle fonti fracescane

Coloro che non vogliono gustare quanto sia  soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti". Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso".

FF 186
Lettere ai fedeli 

lunedì 27 febbraio 2012



Storia della Via Crucis

Alcuni fanno risalire la storia di questa devozione alle visite di Maria, madre di Gesù, presso i luoghi della Passione a Gerusalemme, ma la maggior parte degli storici riconosce l'inizio della specifica devozione a Francesco d'Assisio alla tradizione francescana.
Intorno al 1294Rinaldo di Monte Crucis, frate domenicano, racconta la sua salita al Santo Sepolcro "per viam, per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem", per varie tappe, che chiama stationes: il luogo della condanna a morte di Gesù, l'incontro con le pie donne, la consegna della croce a Simone di Cirene, e gli altri episodi della Passione fino alla morte di Gesù sulla Croce.
Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente. Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva.
Tale pratica popolare venne diffusa dai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta e principalmente dai Minori Francescani che, dal 1342, avevano la custodia dei Luoghi Santi di Palestina. Inizialmente la Via Crucis come serie di quattordici "quadri" disposti nello stesso ordine (vedi il capitolo seguente) si diffonde in Spagna nella prima metà del XVII secolo e venne istituita esclusivamente nelle chiese dei Minori Osservanti e Riformati. SuccessivamenteClemente XII estese, nel 1731, la facoltà di istituire la Via Crucis anche nelle altre chiese mantenendo il privilegio della sua istituzione al solo ordine francescano.
Uno dei maggiori ideatori e propagatori della Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano che ne creò personalmente alcune centinaia. Al fine di limitare la diffusione incontrollata di tale pratica devozionale, Benedetto XIV ricorse poco dopo ai ripari stabilendo, nel 1741, che non vi potesse essere più di una Via Crucis per parrocchia.
La collocazione delle stazioni all'interno della chiesa doveva rispondere a norme di simmetria ed equidistanza: il corretto espletamento delle pratiche devozionali consentiva di acquisire le stesse indulgenze concesse visitando tutti i Luoghi Santi di Gerusalemme.
Oggi tutte le chiese cattoliche dispongono di una "via dolorosa", o almeno di una sequenza murale interna. Il numero e nomi delle stazioni cambiarono radicalmente in diverse occasioni nella storia della devozione, sebbene l'elenco corrente di quattordici stazioni ora sia quasi universalmente accettato. L'ordine lungo le pareti non segue una regola precisa, può infatti essere indifferentemente orario o antiorario. Secondo un documento della diocesi di Nanterre "l'ordine più diffuso è quello antiorario, ma non c'è una regola generale".
Le Stazioni della Via Crucis che è arrivata a noi come tradizionale sono le seguenti:
  1. Gesù è flagellato, deriso e condannato a morte
  2. Gesù è caricato della croce
  3. Gesù cade per la prima volta
  4. Gesù incontra sua Madre
  5. Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene
  6. Santa Veronica asciuga il volto di Gesù
  7. Gesù cade per la seconda volta
  8. Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme
  9. Gesù cade per la terza volta
  10. Gesù è spogliato delle vesti
  11. Gesù è inchiodato sulla croce
  12. Gesù muore in croce
  13. Gesù è deposto dalla croce
  14. Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro

martedì 21 febbraio 2012



Mercoledì delle CeneriOggi celebriamo il Mercoledì delle Ceneri, l'inizio ufficiale della Quaresima. Oggi ci viene ricordato che il peccato esiste davvero ed esiste in un modo molto reale. Se vogliamo vedere Dio ci viene detto che dobbiamo in primo luogo allontanarsi dal peccato e pentimento davanti a Dio nostro Salvatore. Il peccato è qualcosa che mette peso sul anima. Le nostre anime diventa pesante, appesantito dal dolore incapace di amare Dio con tutto il nostro cuore, anima, forza, e la mente.Cominciamo ad amare noi stessi più di quanto amiamo il nostro prossimo. La cosa più importante che facciamo durante la Quaresima è quello di riconoscere i peccati che abbiamo commesso davanti a Dio e chiedere il suo perdono, che si dona a noi nella persona di Gesù Cristo. Per Gesù è stato fatto simile a noi in ogni modo tranne che nel peccato in modo che con le sue sofferenze, i nostri peccati può essere lavata con il sangue dell'agnello. "Sicuramente era peccaminoso alla nascita, peccato dal momento in cui mia madre mi ha concepito. Eppure avete voluto fedeltà anche nel grembo materno, mi ha insegnato la saggezza in quel luogo segreto "(Sal 51:5-6). Quindi la Quaresima è il tempo in cui possiamo tornare a Dio.Per posizionare tutti i nostri peccati davanti a lui e gridano in misericordia. Dio ascolterà gli argomenti di coloro che lo cercano tutto. Egli non dimentica la promessa fatta ad Abramo quando gli ha detto che farà di lui una grande nazione e benedirà coloro che ti benediranno.
Mercoledì delle Ceneri è in genere conosciuto come un giorno di pentimento. La spolverata di cenere è un promemoria per i fedeli che, "Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai tu." Come un'infermiera che lavora in una casa di cura vorrei sempre guardare avanti per il Mercoledì delle Ceneri. I sacerdoti e il clero di altri sarebbe venuto, diciamo la benedizione e offrirà la distribuzione di cenere sulla fronte. Alcune persone avrebbero accettato questa offerta e gli altri semplicemente dire: "No, grazie." Sono andato a una delle donne ebree e le chiesi cosa le ceneri significasse per lei. Lei rispose: "Niente nella vita è libero, fatta eccezione per l'atto di perdono e non mi dispiace darle quando l'ho ricevuto da qualcun altro." E 'incredibile quanto si può imparare da coloro che hanno vissuto la vita. Da coloro che hanno sperimentato tutto ciò che la vita ha da offrire. Vi diranno che la cosa più importante nella vita sono le persone che condividono la vita con. Come possiamo amare gli altri riflette il modo in cui amiamo Dio. Infatti, quando ci amiamo, amiamo il Cristo che risiede in ognuno di noi. Qual è allora la ricerca dell'esperienza umana. Noi tutti cerchiamo di essere felici. La gente soprattutto il desiderio di pace. Nella società moderna oggi si cercano spesso la felicità da ciò che il mondo ci dà. Vogliamo avere l'ultima, la più recente e il più veloce dispositivo sul mercato. Abbiamo fretta di essere in prima linea per acquistare questi oggetti che riempiono i buchi in terra della nostra vita quotidiana. Ci concentriamo il nostro sguardo sulle ultime mode. Vogliamo e desideriamo possedere la bellezza che deve molto al di sotto i sensi della nostra percezione. Ma nessuna di queste cose possiede la bellezza interiore della grazia di Dio che trasfigura l'anima in immagine e somiglianza della parte interna Cristo.Sant'Agostino scrive nelle sue Confessioni: "La mia vita temporale era totalmente instabile, e il mio cuore era ancora di essere purificati del vecchio lievito. La Via, che è il nostro Salvatore stesso, mi piaceva, ma non ho ancora avuto il coraggio di avventurarsi su un percorso così stretto. "Il peccato è dunque qualsiasi atto che fa sì che gli occhi dell'anima di ruotare verso l'esterno come la polvere della la carne. La penitenza è l'atto che trasforma preoccupazione per quelli con il 'sé' ad uno di riconciliazione con Dio. Per trovare la pace che viene dal vivere con Cristo.
La Quaresima non è solo un tempo per la preghiera, il digiuno e l'elemosina come il profeta Gioele scrive: "Anche ora, dice il Signore, tornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lutto, rendere i vostri cuori, non le vesti, e ritorno al Signore, Dio tuo. "E 'un momento di riflessione su come Dio sta operando in tutto il mondo per stabilire il Regno dei Cieli.Papa Benedetto XVI ha annunciato che il messaggio per questa Quaresima dovrebbe essere uno dei "preoccupazione per gli altri, la comunione, la compassione e la condivisione fraterna delle sofferenze di chi è nel bisogno." Bisognerebbe essere ciechi per non notare tutto l'inutile sofferenza succede nel mondo di oggi. Dal disordini in Medio Oriente, allo spargimento di sangue in Siria, alla crisi bancaria in Europa, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, al numero crescente di poveri a livello globale, per la mancanza di rispetto totale della vita umana dall'inizio alla sua fine naturale, siamo di fronte a una crisi umana, come che non abbiamo mai visto prima. Stiamo andando lungo una strada che porta fuori dal Giardino dell'Eden nel deserto della tentazione e avidità. Bisogna alzarsi e lavorare insieme come un solo corpo che nella partecipazione alla vita di Cristo, per piantare i semi di uguaglianza e giustizia per i nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo. Il nostro Beato Padre continua a scrivere che: "Quando la chiamata alla comunione viene negata in nome dell'individualismo, è la nostra umanità che soffre, ingannati dal miraggio di una felicità impossibile, ottenibile da solo." Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno l'uno dell'altro. Una casa divisa non può stare. Noi siamo il nostro peggior nemico. Se siamo in grado di lasciarsi alle spalle il nostro egoismo e le differenze che ci separano possiamo cancellare quella linea tracciata sulla sabbia. Paolo scrive ai Corinzi, i "Fratelli e sorelle: Noi siamo ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio ".
La nostra preoccupazione come una Chiesa durante la Quaresima dovrebbe andare incontro al Cristo che soffre nel mondo.Con l'amore di Cristo che risiede in noi, può contribuire a fermare l'emorragia del mondo con compassione e non l'odio e il disprezzo per il nostro prossimo. E 'una follia pensare che Dio non è presente nel mondo perché noi rendere presente Dio quando agiamo secondo la sua parola. Il male nel mondo causato dal peccato umano può essere guarito dalla croce salvifica della nostra risurrezione Lords. Dobbiamo girare in fretta a Dio nelle nostre preghiere di supplica. Dobbiamo preparare la strada al lavoro per creare un tempio che è santo e gradito a Dio (Rm 12,1). È la preghiera che si fa nella fede che è visto e sentito. Per lo dice in Matteo, "Quando digiuni, profumati la testa e lavati il ​​volto, in modo che non possa apparire a digiuno, se non per il vostro Padre che è nascosto" (Mt 6:17). Dio risiede nel cuore dei fedeli, che osserviamo i suoi comandamenti e vive secondo la sua volontà. La sua volontà è che dobbiamo diventare una famiglia unita con la sua grazia divina. Padre che è nei cieli, sappiamo che sei diventato presente nel mondo con le nostre opere di fede, ti chiediamo di tenerci liberi dal peccato e camminare umilmente davanti a voi in penitenza in modo che la luce del tuo Figlio possiamo vivere in pace. Amen.
Dal Blogspot http://franciscanfriarstor.blogspot.com/2012/02/ash-wednesday-reflection.html

lunedì 20 febbraio 2012

Lucchese da Poggibonsi:
Il primo Terziario francescano 





 Nato a Gaggiano, piccolo borgo sulla strada che da Poggibonsi porta a Castellina in Chianti, Lucchese aveva tentato in giovane età la carriera delle armi. A capo di una fazione guelfa, si impegnò in prima persona nelle lotte che agitavano la Toscana, fino a quando in seguito a una sconfitta si vide costretto a fuggire e cercare rifugio altrove. Trasferitosi a Poggibonsi (che in quel periodo con il nome di Poggiobonizio stava godendo di una sorta di "boom economico" medievale) e abbandonata la carriera militare finì col prendere in moglie la nobile Bona, figlia di Bencivenni de' Segni, comunemente chiamata Buonadonna Segni e avviare una florida attività commerciale. Secondo la tradizione, Lucchese diventò in breve tempo, oltre che uno dei più ricchi e potenti mercanti della Toscana, anche un uomo avaro; Buonadonna, la moglie al quale probabilmente doveva gran parte della sua fortuna, non si mostrò diversa. Col passare degli anni, Lucchese, ormai indurito nell'avarizia, si avvicinò alla religione cominciando a prendere molto sul serio i doveri di cristiano, diversamente da quando, nel 1221, passò da Poggibonsi Francesco d'Assisi. Lucchese lo aveva già conosciuto come il figlio del suo collega Pietro di Bernardone, mercante di lana ad Assisi, ma ora i seguaci di Francesco aumentavano, e anche Lucchese e Buonadonna, che lo ospitavano nella loro casa, ne furono conquistati. Sempre secondo la tradizione, furono proprio i due sposi a chiedergli una regola come egli aveva già dato ai frati e alle suore di santa Chiara. Una norma di vita cristiana e francescana, con la quale anche potessero vivere nella consacrazione al loro Dio. Francesco pensava già da tempo ad una istituzione che raggruppasse sotto una regola di vita, anche i laici, che si sposavano e lavoravano, e non potevano quindi seguire completamente i tre voti francescani di castità, obbedienza e povertà e la richiesta dei due sposi di Poggibonsi lo spinse ad attuare quella idea. Intanto fece indossare a Lucchese e a Buonadonna un saio simile a quello dei frati, cinto alla vita con una corda annodata. Più tardi, inviò loro la Regola del cosiddetto Terz'ordine francescano, che verrà poi definita "Midolla del Santo Evangelo". La tradizione secondo la quale i due furono i primissimi terziari francescani non è sicura, però sembra trovare conferma in una pala d'altare di Filippino Lippi che dalla Chiesa francescana di San Salvatore a Firenze finì alla National Gallery di Washington: vi compaiono, attorno a Francesco d'Assisi, i Santi "terziari" Luigi IX di Francia, Elisabetta d’Ungheria, Lucchese e la moglie Buonadonna.

domenica 12 febbraio 2012

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII ALLA GRANDE FAMIGLIA DEL TERZ'ORDINE FRANCESCANO D'ITALIA*

Nel darvi il Nostro affettuoso benvenuto, diletti figli, dirigenti, religiosi, confratelli e consorelle del Terzo Ordine Francescano d'Italia, Noi vogliamo anzitutto manifestarvi la osta gioia per la felice ripresa della vostra vita e della vostra azione individuale e collettiva, oltre che per lo spirito di concordia che regna fra voi. Leggendo la vostra storia, si rimane quasi attoniti nel vedere quanti e quali fiori di santificazione, quanti e quali frutti di opere apostoliche sono germogliati e maturati nei tre rami del vegeto e robusto tronco francescano. Dal beato Lucchesio fino agli innumerevoli laici di ogni condirione, a sacerdoti, a Vescovi, a Romani Pontefici, è una vera moltitudine di anime che attribuirono al Terz'Ordine gran parte dello spirito che li animava a muoversi nella via della perfezione. Nè meno sorprendente è la storia delle loro opere, dirette al riordinamento religioso, morale, sociale, e politico della società. Dopo la provvidenziale istituzione del vostro Terz'Ordine, tutto pervaso dello spirito e della dottrina del Serafico fondatore e che fu subito arra di santificazione per tanti cuori, se non mancarono col volgere degli anni periodi di crisi e di minor fervore, la sua azione fu pur sempre notevole ed efficace. In tempi di lotte e di vendette i Terziari si fecero promotori di concordia e di pace; contro gli abusi dei signori feudali operarono con prudente ardimento, a vantaggio e a difesa delle classi più umili; per diminuire e, in quanto era possibile, per distruggere gli effetti delle eresie e degli scismi, praticarono e predicarono l'assoluta fedeltà alla Chiesa e al suo Capo visibile; per porre un argine al dilagare delle ingiustizie, delle prepotenze, delle rapine, diedero esempio di distacco da ricchezze, vanità ed onori. Si può ben dire che, ogniqualvolta la Chiesa chiamò a raccolta i suoi figli per un'opera di rinnovamento organico e profondo, li trovò pronti a cooperare, affinché i comuni sforzi non fossero vani. Per questo non è mancato a voi l'appoggio e la benedizione dei Romani Pontefici — da Onorio III, che, dicesi, ne approvò vivae vocis oraculo la regola, a Gregorio IX, grande amico del vostro Santo Patriarca, fino a Leone XIII, il quale con la Costituzione Apostolica Misericors Dei Filius del 30 Maggio 1883 riformò la vostra regola, avendo però cura che in nulla rimanesse toccata l'intima natura dell'Ordine, al Santo Pio X, che si disse certo dell'efficace contributo dei Terziari nella restaurazione di tutte le cose in Cristo (Lett. Apost. 5 Maggio 1909), a Benedetto XV e a Pio XI, che riaffermarono la perenne modernità del Terz'Ordine. Anche Noi, in varie occasioni, abbiamo voluto lodare il vostro spirito e incoraggiare il vostro lavoro; e oggi siamo lieti di incontrarvi per rinnovare a tutti le Nostre congratulazioni, il Nostro augurio e la Nostra paterna esortazione. Ma Noi, come voi, chiediamo al Signore che lo splendore di tante vostre glorie non venga in alcun modo offuscato, che la fiducia della Chiesa in voi non sia mai resa vana. Anche per voi — come per altre Istituzioni — la recente guerra può aver causato sul principio un periodo di stasi organica e forse di raffreddamento spirituale; ma ora, come testimonia questa vostra magnifica adunata, voi avete ritrovato il primitivo fervore, per far del Terz'Ordine vostro una scuola di perfezione cristiana. di genuino spirito francescano; di azione ardita e pronta per la edificazione del Corpo di Cristo. 1° - Siate anzitutto una scuola di perfezione cristiana integrale. Il Terz'Ordine Francescano nacque in cuore al vostro Serafico Padre il giorno in cui una schiera di anime, commosse e sospinte dalle parole di lui, chiesero di accompagnarlo nelle strade che egli percorreva, seguendo le orme di Cristo, nel cui nome andava ripetendo: « Siate perfetti » (Matth. 5, 48). Siccome non era possibile che tutti praticassero i consigli evangelici, Francesco ricordò che tutti, se lo avessero voluto, avrebbero potuto tendere alla perfezione dello stato, e conseguirla senza abbracciare lo stato di perfezione. Tutti avrebbero potuto, rinnegando sè stessi, essere docili strumenti nelle mani di Cristo: pronti a qualsiasi desiderio di Lui, a qualunque suo cenno. D: questa adesione completa, perenne, alla volontà di Dio, questa affettuosa ma forte dedizione a Lui e al suo volere, questa completezza e perfezione di vita alla luce del Vangelo. può essere di tutti i cristiani, ed è stata infatti di tanti in ogni epoca. Il Terz'Ordine Francescano nacque per corrispondere a tale sete di eroismo in coloro, che dovevano restare nel mondo, ma non volevano essere del mondo. Il Terz'Ordine, dunque, vuole anime che nel loro stato anelino alla perfezione. Voi siete un Ordine: Ordine laico, ma Ordine vero, Ordo veri nominis, come lo chiamò il Nostro Predecessore di s. m. Benedetto XV (Ep. Encycl. Sacra propediem 6 Ian. 1921). Non sarete, come è ovvio, un'assemblea di perfetti; ma dovete essere una scuola di perfezione cristiana. Senza questa risoluta volontà non si può convenientemente far parte di una così scelta e gloriosa milizia. 2° - Siate una scuola di genuino spirito francescano. Mentre nessuno nutre dubbi sull'importanza del Terz'Ordine Francescano nel mondo presente, sono tuttavia note le sollecitudini che i Francescani più ferventi hanno circa la effettiva vitalità dei Terz'Ordini in Italia e all'estero: alcuni temono che essi non diano oggi le falangi di santi e di apostoli, che un giorno si mettevano al completo servizio della Chiesa. Le ragioni di tale fenomeno sembra che vadano cercate — fra l'altro — in una minore efficienza dello spirito francescano in non pochi Terziari e, talvolta, perfino in alcuni Direttori. Lamentano cioè taluni che si rimanga sovente troppo nel generico, mentre non basta conoscere la vita del S. Patriarca e narrarla, per essere sicuri di formare sè stessi e soprattutto gli altri secondo la mentalità e il metodo francescano. Se questo fosse vero, bisognerebbe rimediare con prontezza; ricordate che il vostro Terz'Ordine non potrà fiorire e fruttificare, come nei tempi gloriosi, se non sarà pienamente imbevuto di vera e genuina spiritualità francescana. Voi sapete che la spiritualità di un Santo è la sua particolare maniera di rappresentarsi Dio, di parlare di Lui, di andare a Lui, di trattare con Lui. Ogni Santo vede gli attributi di Dio attraverso quello che più medita, che più approfondisce, che più lo attrae e lo conquista. Una particolare virtù di Cristo è per ogni Santo l'ideale cui bisogna tendere, mentre tutti i Santi — anzi tutta la Chiesa — cercano di imitare tutto il Cristo. Anche perciò la Chiesa è, per così dire, il Cristo totale e i singoli cristiani — i singoli Santi — sono membra di Lui più o meno perfette. Vi è dunque una dottrina francescana, secondo la quale è Santo, è grande, ma è soprattutto Bene, anzi il sommo Bene Per essa Dio è amore, che di amore vive, per amore crea, per amore si incarna e redime, cioè salva e santifica. Vi è anche una maniera francescana di contemplare Gesù: l'incontro dell'Amore Increato con l'amore creato. E vi è altresì un modo di amarlo e di imitarlo: si vede infatti l'Uomo-Dio e si preferisce considerarlo nella Sua santissima Umanità, perché meglio lo mostra e quasi lo fa toccare. Di qui una devozione ardente verso l'Incarnazione e la Passione di Gesù, perchè lo fanno vedere, non tanto nella gloria, nell'onnipotente grandezza o nel trionfo eterno, quanto piuttosto nel Suo amore umano, così dolce nella culla e così doloroso sulla croce. Vi è finalmente una maniera francescana di imitare Gesù. Il vostro Serafico Padre cercò e trovò nel Vangelo, aperto quasi a caso, tre parole del divino Maestro. La prima diceva: « Se vuoi esser perfetto, va, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo » (Matt. 19, 2 I ) ; la seconda ammoniva: « Chi vuol venire dietro a me, rinunzi a sè stesso, prenda la sua croce e mi segua » (Matt. 16, 24); la terza, finalmente: « Non portate borsa, né sacca, nè sandali » (Luc. io, 4). Disse allora il Santo Patriarca: « Questa sarà la nostra Regola » (Anonim. Perus. c. 10 e 11). Di qui la povertà francescana, che rifugge dal lusso e ama particolarmente ciò che meno appaga gli occhi e la vanità; di qui la semplicità francescana, che porta l'anima a cercare direttamente Dio, seguendo la via breve, la via semplice, considerando, cioè, meno la propria deformità e più la bellezza infinita di Dio; di qui la rinuncia francescana, totale, perenne, ma senza scosse, senza urti, senza rimpianti; rinunzia soave, fatta per amore a Gesù. Di qui la schietta letizia francescana, che non è l'allegria chiassosa, nè la risata scomposta, ma piuttosto il sorriso tranquillo, pieno di amabile serenità. Di qui soprattutto la carità universale, che tutti e tutto vedendo in Dio, tutti e tutto ama in Lui e per Lui; di tutti e di tutto gode, godendo di Dio. Deus meus et omnia! Di questo spirito francescano, di questa francescana visione della vita ha bisogno il mondo. A voi, diletti figli, spetta conoscerla a fondo, amarla con trasporto, soprattutto viverla con la perfezione che consente il vostro stato. 3° - Scuola di azione ardita e pronta per la edificazione del Corpo di Cristo. Il vostro Terz'Ordine saprà anche essere un reparto scelto nel pacifico esercito laico, che oggi, come non mai, è schierato in campo per la difesa e la dilatazione del regno di Cristo nel inondo. Nella chiesa di S. Damiano il Serafico Padre udì la voce del Crocifisso, che lo esortava a restaurare la sua casa, minacciante rovina. Difendere la Chiesa, sorreggere la Chiesa: ecco l'ansia di Francesco d'Assisi. Volete, diletti figli, essere degni del vostro Padre e Maestro? Osservate i tempi presenti. Essi non sono dissimili, in alcuni aspetti, da quelli che videro nascere l'Ordine francescano. Noi ripetutamente abbiamo avvertito il mondo, affinché si fermi in tempo sull'orlo del precipizio; abbiamo invitato gli uomini a riflettere che non vi è genuina e durevole salvezza se non in Gesù; abbiamo fatto reiterati appelli a tutti i veri cristiani, perchè — messo da parte ciò che divide — operino arditamente e concordemente per vivificare e dilatare la Chiesa. Molti hanno risposto, molti — ne abbiamo ferma fiducia — risponderanno ancora: si accorgono gli uomini che, lontani da Cristo, non vi è che sconforto e danno. In tante parti del mondo fervono le opere sotto la guida dei sacri Pastori. All'opera dunque anche voi, diletti figli. Ve lo dice Gesù per bocca del suo, sebbene indegno, Vicario. Accorrete tutti, portate aiuto al mondo. Sostenete la Chiesa, dove, se non mancano purtroppo, in alcuni suoi membri, l'errore ed il male, vi è però tanto eroismo, tanta santità! Con tali sentimenti e mentre vi ringraziamo dei numerosi e piissimi doni coi quali avete accompagnato la vostra venuta, impartiamo di cuore a voi tutti, alle vostre famiglie e a tutta l'opera vostra, pegno dei più abbondanti favori celesti, la Nostra Apostolica Benedizione. *Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII, Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 315 - 319 Tipografia Poliglotta Vaticana

Tau: significato

"Nutriva grande venerazione e affetto per il segno del Tau. Lo raccomandava spesso nel parlare e lo scriveva di propria mano sotto le lettere che inviava" (FF 1079)
Il TAU è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall'Antico Testamento, per indicare la salvezza e l'amore di Dio per gli uomini. Se ne parla nel Libro del Profeta Ezechiele, quando Dio manda il suo angelo ad imprimere sulla fronte dei servi di Dio questo seguo di salvezza: "Il Signore disse: passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono". Il TAU è perciò segno di redenzione. E' segno esteriore di quella novità di vita cristiana, interiormente segnata dal sigillo dello Spirito Santo, dato a noi in dono il giorno del Battesimo. Il TAU fu adottato prestissimo dai cristiani. Tale segno lo troviamo già nelle Catacombe di Roma, perché la sua forma ricordava ad essi la Croce, sulla quale Cristo s'immolò per la salvezza del Mondo. S. Francesco d'Assisi, proprio per la somiglianza che il Tau ha con la Croce, ebbe carissimo questo segno, tanto che esso occupò un posto rilevante nella sua vita e nei suoi gesti. In lui il vecchio segno profetico si attualizza, si ricolora, riacquista la sua forza di salvezza, perché San Francesco si sente "un salvato dall'amore e dalla misericordia di Dio". Era una amore che scaturiva da una appassionata venerazione per la croce, per l'umiltà di Cristo e per la missione del Cristo che attraverso la croce ha dato a tutti gli uomini il segno e l'espressione più grande del suo amore. Il TAU era inoltre per il Santo il segno concreto della sua salvezza e la vittoria di Cristo sul male. Il TAU ha alle sue spalle una solida tradizione biblico cristiana. Fu accolto da San Francesco nel suo valore spirituale e il Santo se ne impossessò in maniera così intensa e totale sino a diventare a lui stesso, attraverso le Stimmate della carne, quel TAU vivente che egli aveva così spesso contemplato, disegnato ma soprattutto amato. Il TAU, segno concreto di una devozione cristiana, è soprattutto impegno di vita nella sequela di Cristo. Il Tau perciò deve ricordarci una grande verità cristiana: la nostra vita, salvata e redenta dall'amore di Cristo crocefisso, deve diventare, ogni giorno di più, vita nuova, vita donata per amore. Portando questo segno viviamone la spiritualità, rendiamo ragione della "speranza che é in noi", riconosciamoci seguaci di San Francesco.